Boom immobiliare possibile, ma crollano risparmio e appeal della borsa

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Torna l’appetito degli italiani per il mattone, dopo quasi un decennio di crisi. Una ricerca condotta dal Centro Einaudi, in collaborazione con Intesa-Sanpaolo, ha trovato un profondo mutamento nelle famiglie rispetto all’inizio del Millennio. Il dato più suggestivo riguarda forse coloro che investono in borsa: erano il 32% dei risparmiatori nel 2003, mentre oggi rappresentano un miserrimo 5%.

Il crollo dei mercati finanziari nel 2008 e le altre crisi esplose negli anni più recenti hanno evidentemente lasciato l’impronta. Il dato è ancora più drastico, se si considera che nel frattempo risulta in forte calo anche la quota di risparmiatori. Nell’anno 2000, essi rappresentavano ancora la maggioranza delle famiglie, ovvero il 57%, ma oggi sono soltanto un quinto del totale. Mai prima, sempre secondo lo studio, si era scesi sotto il 25%.

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Boom immobiliare possibile, ma crollano risparmio e appeal della borsa

La ripresa immobiliare è ormai una realtà…

Eurocasa

Il mercato immobiliare italiano sta attraversando una decisa fase di sblocco. Lo aveva certificato un paio di mesi fa l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, nell’ultima delle note trimestrali, e adesso lo conferma anche l’Istat, con un rapporto diffuso lo scorso 25 luglio.
Secondo l’Istituto nazionale di statistica, infatti, nel primo trimestre 2016, le convenzioni notarili per trasferimenti immobiliari a titolo oneroso sono aumentate in Italia del 17,9% rispetto allo stesso periodo del 2015, attestandosi precisamente a 159.932. Si tratta del quarto trimestre consecutivo che registra una crescita delle compravendite.

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Ecco i dati sul patrimonio immobiliare italiano

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Nel 2015 crescono gli immobili censiti in Italia. Il numero di immobili o loro porzioni censito negli archivi catastali italiani al 31 dicembre 2015 è pari a 73,9 milioni, lo 0,6% in più rispetto al 2014. La maggior parte degli immobili appartiene a persone fisiche e, in particolare, è cresciuto il numero di abitazioni (80 mila unità in più rispetto al 2014), il numero di unità immobiliari appartenenti alla categoria catastale F, che rappresentano unità non idonee a produrre reddito, quelle a destinazione speciale e ad uso collettivo.

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Gli italiani tornano a investire nell’immobiliare

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Gli italiani sempre più innamorati del mattone, l’unica scelta considerata oggi valida per investire. A renderlo noto l’Indagine sul Risparmio e le scelte finanziarie degli italiani, realizzata da Intesa SanPaolo e Centro Einaudi.

La crisi appare ormai alle spalle, ma la ripresa appare lenta e presso le famiglie è diffusa la percezione che la perdita di reddito disponibile non sia sta ancora completamente recuperata e per questo “le spese nel 2015-2016” – come si legge nel report – “hanno continuato ad essere importante alla sobrietà”.

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Gli italiani tornano a investire nell’immobiliare

Con i prezzi in ribasso si torna a prediligere case più grandi

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Con il calo dei prezzi delle case sono cambiate anche le richieste e le tipologie più ampie sono tornate ad essere le predilette. In particolare, dal 2013 si è notata nelle grandi città una diminuzione progressiva delle percentuali sui tagli più piccoli, come monolocali e bilocali, e un aumento per quelli più ampi, dal trilocale in poi.

Torna a interessare il trilocale

Come evidenziato, questo è avvenuto proprio a causa del ribasso dei prezzi che ha reso possibile l’acquisto di immobili più ampi, soprattutto il trilocale, scelto da tante giovani coppie che hanno saltato la classica fase in cui si acquistava prima il bilocale per poi passare all’appartamento con una camera in più.

Anche gli investitori, da sempre orientati sul bilocale, tendono a preferire il trilocale, di piccole dimensioni se ubicato in località turistiche. Nelle città universitarie si sceglie perché, in questo modo, c’è una camera in più da poter affittare.

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La scelta alternativa: Addio mutuo, ecco la soluzione

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Si definisce leasing immobiliare abitativo ed è una novità introdotta dalla finanziaria 2016. In pratica è un’ alternativa più leggera e pure più vantaggiosa fiscalmente al tradizionale mutuo.

Con una sola (grande) differenza: fino alla fine del finanziamento la proprietà resta alla società di leasing e non al contraente.
Dalla fine di aprile i privati hanno la possibilità di sottoscrivere i contratti di leasing immobiliare con Unicredit, per ora primo e unico istituto a offrirli nel nostro Paese.

I maggiori risparmi si verificano per i nuclei familiari composti da persone con meno di 35 anni e un reddito lordo complessivo entro i 55mila euro annui. Una fascia di mutuatari che fino a dieci anni or sono rappresentava circa la metà sul totale di quanti chiedevano e ottenevano i soldi per comprarsi casa, ma che dopo la crisi, si ritrova quasi del tutto esclusa dai finanziamenti per l’ acquisto dell’ abitazione. Troppo bassa la quota finanziata dalla banca, ma soprattutto troppo alta quella da saldare subito in contanti. «Con il leasing è possibile finanziare la casa a persone che hanno una disponibilità limitata di contante», spiega Gabriele Piccini, country chairman Italia di Unicredit, «il peso della rata diventa sostenibile perché, come accade per tutti i leasing, una quota del debito viene saldata solo alla scadenza, ma soprattutto perché il costo reale delle rate viene ridotto drasticamente dalle agevolazioni fiscali». È illuminante al riguardo la simulazione che pubblichiamo in questa pagina, curata dall’ istituto di Piazza Gae Aulenti.

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La scelta alternativa: Addio mutuo, ecco la soluzione

Come sono cambiati i prezzi delle case dal 1927 al 2012

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Dal 1927 al 2012, al netto dell’inflazione, i prezzi delle case sono più che triplicati, mentre nelle grandi città sono quintuplicati. A renderlo noto la pubblicazione “I prezzi delle abitazioni in Italia, 1927-2012” della Banca d’Italia.

Secondo quanto emerso, l’aumento risulta largamente superiore a quello dei costi di costruzione, che in termini reali sono poco più che raddoppiati. Oltre due terzi dell’aumento del prezzo delle case intervenuto tra il 1950 e il 2012 è attribuibile alla variazione del prezzo dei terreni edificabili.

L’aumento del rapporto tra ricchezza e Pil registrato in Italia a partire dalla metà del secolo scorso risente, in larga misura, della crescita dei prezzi reali delle abitazioni; sebbene l’aumento dei prezzi possa rendere più difficile l’acquisto di un’abitazione per coloro che non ne possiedono, questo risultato ridimensiona le preoccupazioni sulle tensioni distributive che possono derivare dalla crescita del rapporto tra la ricchezza e il prodotto.

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