Case vuote a Taranto, parla il Presidente Giancarlo De Bartolomeo

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A Taranto circa 10.500 case sfitte(13,6%): oggi scoraggia l’elevato rischio di morosità dei conduttori.

Taranto è tra le prime dieci città italiane per numero di case vuote. In particolare, il capoluogo ionico è al nono posto con il 13,6 per cento di abitazioni non occupate pari, in termini assoluti, a circa 10mila 500 alloggi sfitti.

Complessivamente in Italia, ci sono oltre sette milioni di case vuote, pari al 22,5 per cento del totale. Si tratta di un’enorme cifra di abitazioni sfitte concentrate soprattutto al Sud del nostro Paese, in regioni come Calabria, Molise, Abruzzo e Sicilia per effetto dell’emigrazione, anche se al primo posto della classifica troviamo la Valle d’Aosta, dove c’è un’alta percentuale di case vacanze.

Riepilogando, al primo posto della classifica delle case sfitte troviamo la Valle d’Aosta (50 per cento del totale, per 58.731 immobili), a seguire molte regioni del Sud come Calabria (secondo posto con il 38,7 per cento e 481.741 case), Molise (terzo con il 36,9 per cento e 73.524 case), Abruzzo (quarto posto con il 32,7 per cento e 250.038), Sicilia (con il 32,2 per cento e 923.360).

L’effetto emigrazione si rileva anche in Basilicata (29,4 per cento e 94.809 case sfitte), Sardegna, dove sono presenti anche molte case vacanza, (28,2 per cento e 261.120) e Puglia (25,5 per cento e 520.026).

Nella graduatoria non mancano regioni del Nord a vocazione turistica dove ci sono, però, molte seconde case di villeggiatura come Liguria (sesto posto in Italia, 30,9 per cento e 331.863 abitazioni non occupate) e Trentino Alto Adige (con il 27,2 per cento e 156.771).

Un maggior tasso di occupazione delle abitazioni si registra, invece, nelle regioni più popolose come il Lazio, dove solo il 17,6 per cento di case sono vuote (488.114 in totale), così come in Campania (penultimo posto con il 17 per cento e 417.576 case) e soprattutto Lombardia (ultima in Italia con il 15.2 per cento per 731.665 case).

E’ importante la valorizzazione di questo patrimonio. «Facciamo in modo che – ha detto Silvia Spronelli, presidente di SoloAffitti – questo grande patrimonio immobiliare a disposizione in Italia possa soddisfare il fabbisogno abitativo e faccia rivivere i piccoli e medi centri storici del nostro Paese.

Ed ancora: «Occorre un progetto governativo chiaro sulla casa e sulle locazioni attraverso agevolazioni fiscali per proprietari e inquilini, come avviene in tanti altri Paesi europei».

Un buon passo in questa direzione è la tassazione fissa al 21 per cento della cedolare secca per i contratti a canone libero e al 10 per cento per i contratti a canone concordato.

Ma occorre, evidentemente, far conoscere di più queste agevolazioni e spingere le amministrazioni comunali a convocare le associazioni di proprietari e inquilini per rinnovare gli accordi sui canoni di locazione. «A Milano e Napoli i prezzi degli affitti sono stati aggiornati dopo 10 – 15 anni e i contratti agevolati – osserva la Spronelli – faticano a decollare, anche perché i canoni concordati su alcune aree si discostano troppo dai prezzi di mercato, e i benefici per locatari e locatori tardano ad arrivare».

Il punto di Giancarlo De Bartolomeo (Presidente F.i.m.a.a. Puglia e F.i.m.a.a. Taranto):

Taranto è tra le prime dieci città italiane per numero di case vuote.
In particolare, il capoluogo ionico è al nono posto con il 13,6 % di abitazioni non occupate pari, in termini assoluti, a circa 10mila 500 alloggi sfitti.
Per il presidente della Fimaa Confcommercio, Giancarlo De Bartolomeo, il dato dipende dal fatto che «c’è un’elevata morosità» e quindi «i proprietari preferiscono lasciare i propri appartamenti vuoti perché non si fidano di ospitare inquilini che poi di lì a qualche mese sarebbero inadempienti». 

IL PRESIDENTE DELLA FIMAA CONFCOMMERCIO: I TEMPI PER GLI SFRATTI SONO LUNGHI «La morosità è elevata» De Bartolomeo: inquilini non pagano e proprietari non si fidano . «Come si spiega il dato di Taranto? Incide, in maniera determinante, l’elevata morosità. In buona sostanza, già dopo pochi mesi la sottoscrizione del contratto gli inquilini iniziano a non pagare. Ed allora, i proprietari preferiscono, a questo punto, lasciare i propri appartamenti vuoti». Firmato Giancarlo De Bartolomeo, presidente provinciale e regionale della Fimaa Confcommercio (l’organizzazione che rappresenta gli agenti immobiliari).

Il nono posto di Taranto nella classifica nazionale delle case vuote dipende solo dai furbetti? «Sostanzialmente sì. Allora, in realtà, ci sono i furbetti per definizione ovvero quelli che non pagherebbero mai e poi ci sono, e sono tanti pure, quelle persone che non ce la fanno più a pagare il canone di locazione mensile. E questo accade sostanzialmente per la perdita del posto di lavoro o, se si tratta di lavoratori autonomi, per la crisi economica che colpisce, da anni, la nostra città». E, quindi, non conviene dare la propria casa in fitto, vero? «Direi di no. Anche perché i tempi per sfrattare i morosi non sono affatto brevi. Ho visto proprietari costretti ad attendere anche un anno e mezzo (a volte due) per tornare in possesso del proprio appartamento».

Eppure ora, De Bartolomeo, il regime fiscale dovrebbe favorire con l’introduzione della cosiddetta cedolare secca la sottoscrizione di contratti di locazione. Non è così? «È vero. Sì, confermo che il mercato delle locazioni immobiliari a Taranto è in forte ripresa. I contratti, quindi, li stiamo siglando pure ma anche qui, almeno per quel che mi riguarda, pongo particolare attenzione».

A cosa? «A chi, ad esempio, vorrebbe indicare come garante un cognato, uno zio, un cugino. Per quel che mi riguarda, ripeto, un parente o un amico può fare da garante ma solo aggiungendosi alle garanzie offerte dall’inquilino che poi andrà a vivere nella casa in questione. Può aggiungersi, dunque, ma non andare oltre».

Il Comune di Taranto sostiene le famiglie in difficoltà concedendo loro un contributo per il pagamento del fitto. Non basta? «No. È un’iniziativa apprezzabile ma insufficiente se non altro perché è limitata nel tempo. Quando il contributo finisce quete famiglie non ce la fanno a pagare ugualmente il canone».

Esclude che il dato iniziale sia condizionato, magari in alcuni casi, dalle condizioni strutturali precarie dell’abitazione? «Sì, tendo ad escludere quest’elemento dal novero delle possibili cause. Fatta eccezione per particolari casi gravi, i proventi del canone consentono di rientrare nelle (eventuali) spese. E poi, c’è il bonus fiscale per le ristrutturazioni. No, non penso che sia un problema»

credit and special thanks: Fabio Venere de La Gazzetta del Mezzogiorno – Ed. Taranto 09-11-2016

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